Smart working impossibile, persone fragili senza Cig
09 Dicembre 2020
Smart working impossibile, persone fragili senza Cig
I lavoratori fragili che durante il Covid non possono lavorare da casa sono incastrati nella burocrazia e nel frattempo rimangono senza stipendio e senza sussidio dello Stato (si veda il Sole 24 Ore del 18 novembre scorso). Purtroppo, è ancora questa la situazione che emerge dopo la modifica apportata all’articolo 26, comma 2, del decreto […]

I lavoratori fragili che durante il Covid non possono lavorare da casa sono incastrati nella burocrazia e nel frattempo rimangono senza stipendio e senza sussidio dello Stato (si veda il
Sole 24 Ore del 18 novembre scorso). Purtroppo, è ancora questa la situazione che emerge dopo la modifica apportata all’articolo 26, comma 2, del decreto Cura Italia (Dl n. 18/2020) che dal 16
ottobre, in caso di impossibilità a lavorare, non consente più il riconoscimento dell’indennità di malattia da ricovero a questi lavoratori.

Ma partiamo dall’inizio. Il protocollo sindacati-Governo del 24 aprile ha stabilito che «alla ripresa delle attività, è opportuno che sia coinvolto il medico competente per l’identificazione
dei soggetti con particolare situazione di fragilità». Inoltre, «è raccomandabile che la sorveglianza sanitaria ponga particolare attenzione ai soggetti fragili anche in relazione all’età».
Questa disposizione si affianca alla norma generale prevista dall’articolo 2087 del Codice civile in materia di tutela delle condizioni di lavoro.

La combinazione di questa due disposizioni porta l’imprenditore, il più delle volte, ad assumere un comportamento di cautela nei riguardi dei lavoratori fragili, evitando la loro presenza in
azienda e favorendo il lavoro agile. È evidente, tuttavia, che non tutte le prestazioni affidate ai lavoratori fragili possano essere svolte da case. L’articolo 26, comma 2, del Dl n. 18/2020 aveva in un primo momento stabilito che fino al 30 aprile 2020 per i dipendenti pubblici e privati in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità e i lavoratori fragili il periodo di assenza dal servizio era equiparato al ricovero ospedaliero. Il decreto Rilancio (Dl n. 34/2020) aveva poi prorogato la tutela fino al 31 luglio 2020. Successivamente è intervenuto il decreto Agosto (Dl n. 104/2020), che ha esteso la tutela fino al 15 ottobre 2020. Lo stesso decreto 104 ha però previsto che «a decorrere dal 16 ottobre e fino al 31 dicembre 2020, i lavoratori fragili di cui al comma 2 svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto».

Il problema è proprio qui. Dalle norme emerge una sostanziale presunzione di compatibilità della mansione del lavoratore fragile con il lavoro da casa, la quale nella realtà non esiste. La conseguenza è che i lavoratori fragili che non possono lavorare da casa rimangono senza stipendio oppure, nella migliore delle ipotesi, a carico delle aziende che sono in grado di
sostenerlo.

Il problema è arrivato in Parlamento grazie a una interrogazione a risposta immediata rivolta al ministero del Lavoro (n. 5-05023), ma la risposta fornita non dà soluzioni, limitandosi a
sostenere che le norme favoriscono il lavoro agile. Alcuni parlamentari hanno presentato anche un emendamento alla legge di bilancio 2021 con lo scopo di ripristinare sostanzialmente il testo
originario dell’articolo 26, comma 2, estendendo gli effetti fino al termine della pandemia. Nei prossimi giorni vedremo quali saranno gli esiti.

De Fusco Enzo, “Smart working impossibile, persone fragili senza Cig”, Il Quotidiano del Lavoro – Il Sole 24 Ore, 9 Dicembre 2020

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